D'Holbach. L'organizzatore.
Introduzione. Il Circolo di d'Holbach e l'attivit organizzativa.
Dopo Voltaire un altro personaggio fondamentale dell'illuminismo
francese fu il barone Paul-Henry d'Holbach (1723-1789). Tedesco di
origine (proveniva dal Palatinato), era andato a Parigi da
giovane. Poi aveva avuto modo di recarsi in Olanda per studiare
medicina e chimica. Qui aveva compreso l'importanza della libert
nel campo della cultura. Tornato a Parigi, nel 1751 conobbe
Diderot e inizi la collaborazione con gli enciclopedisti. Negli
anni seguenti organizz nella sua casa incontri frequenti fra gli
intellettuali pi brillanti ed innovativi del momento. Alla fine
degli anni Cinquanta d'Holbach decise di dare a questi incontri
un'organizzazione sistematica ed efficiente. Da allora in poi, per
circa vent'anni e per due volte alla settimana, il gioved e la
domenica, essi ebbero luogo all'ora di pranzo nella sua casa
parigina di  rue Saint-Roch e continuarono anche d'estate nel
castello di Grandval, di propriet della moglie. La liberalit del
barone d'Holbach era finalizzata a favorire in tutte le maniere il
confronto delle idee, per cui a questi incontri egli invitava
anche stranieri, come l'abate Galliani, Hume, Beccaria,
l'americano Franklin e altri.
All'ombra di questa attivit ufficiale, d'Holbach, con i suoi pi
stretti collaboratori fra cui Diderot, organizzava anche
un'intensissima attivit clandestina, orientata alla lotta contro
la religione e per la diffusione dell'ateismo e del materialismo.
Decine di volumi furono pubblicati in quegli anni; essi
comprendevano sia la produzione diretta di d'Holbach e del suo
Circolo, sia opere scientifiche  di orientamento materialista, sia
traduzioni delle opere dei Liberi Pensatori inglesi e dei
materialisti di ogni epoca, compreso il poeta Lucrezio. Questi
libri in genere venivano stampati in Olanda e poi rientravano in
Francia attraverso le vie della stampa clandestina, essi non
portavano indicazioni dell'autore e dell'editore o fornivano
indicazioni false (gente inesistente o gi morta). Molti dei
frequentatori del salotto di d'Holbach non seppero mai di questa
sua seconda attivit. Egli rinunci volutamente e coscientemente a
rivendicare la paternit dei suoi lavori, ritenendo di poter
servire meglio in questo modo la causa a cui si era votato.
D'Holbach mor alla vigilia della rivoluzione, il 21 gennaio 1789,
e fu sepolto come nobile cattolico con cerimonia religiosa nella
chiesa di Saint-Roch. Alcuni mesi dopo, essendo radicalmente
cambiata la situazione, i suoi collaboratori cominciarono a fare
precise ammissioni. Cos si scopr che egli era stato l'autore de
Il sistema della natura e di altre opere importanti del periodo.
Ancora oggi rimangono per dei dubbi perch si nota spesso nelle
opere a lui attribuite l'azione di pi persone ed  difficile
definire con precisione ci che  proprio di d'Holbach  e ci che
non lo . L'importanza di queste opere per comprendere
l'illuminismo sta nel fatto che - come osserv in pi occasioni
Diderot - essendo nate per il mercato clandestino, esse non
soffrivano di quelle ambiguit ed ipocrisie, a cui erano
necessariamente soggette quelle che cercavano di superare la
barriera della censura, come l'Enciclopedia. L'efficacia di questa
attivit clandestina fu cos sintetizzata dallo stesso Diderot:
Piovono bombe sulla casa del Signore.
Facciamo ora un breve cenno alle opere pi significative della
produzione di d'Holbach e dei suoi collaboratori, cominciando da
Le Christianisme dvoil, ou Examen des principes et des effects
de la religion chretienne (Il cristianesimo svelato, Londra 1767,
senza nome dell'autore). Quest'opera rappresenta una "summa" della
critica illuminista al cristianesimo. In essa viene accolta
sostanzialmente l'impostazione voltairiana: il cristianesimo,
fonte inesauribile di fanatismo ed intolleranza,  stato per
l'umanit causa d'infiniti lutti, ha corrotto la societ e le
istituzioni pubbliche. Inoltre nell'opera  presente un'attenzione
particolare all'aspetto politico. Il danno pi grande provocato
dal cristianesimo  di aver trasformato i sovrani in tiranni del
popolo e schiavi dei preti; invece il sovrano (e non il papa) deve
essere anche il Pontefice del suo popolo.
Un'altra opera importante del Circolo di d'Holbach  Histoire
critique de Jsus Christ ("Storia critica di Ges Cristo", senza
altra indicazione). Anche questa riprende le tesi di Voltaire,
accentuando lo schema ignoranza-ragione. I Vangeli sono stati
scritti da persone ignoranti per persone ignoranti, cio per il
popolo ebraico: "il pi cieco, stupido, credulone, superstizioso,
il pi insensato che sia apparso sulla terra". Essi sono pieni di
contraddizioni e di menzogne, cominciando dal miracolo della
resurrezione, giudicato una volgare truffa. Il consiglio finale ai
lettori  di lasciar perdere questa assurda e orribile religione e
di lasciarsi guidare dalla ragione e dalla natura. L'opera  tutta
impregnata di una pesante ironia.
Un accenno particolare merita Il buon senso, opera orientata a
demolire la teologia con la categoria appunto del buon senso o,
come dice lo stesso autore, usando semplicemente la propria testa.
Essa ebbe un grande successo fin dal suo nascere (1772). D'Holbach
vi sostiene la tesi che le incomprensioni della teologia fanno
parte di un preciso progetto politico di oppressione dei sudditi
da parte del potere religioso e civile, fra di loro alleati per
impedire alla gente appunto di usare la propria testa. La lotta
contro la teologia diventa in quest'opera la strada maestra per
l'emancipazione dell'uomo dall'oppressione dei preti e dei
tiranni, che hanno sempre insegnato di guardare al cielo per
impedire ai loro sudditi di guardare alla terra. L'idea che emerge
dall'opera  che l'uomo  quello che  perch  ignorante.
L'attivit dei lumi gli porter insieme con la comprensione della
realt, anche la volont di cambiare e quindi la felicit.
Altre opere importanti prodotte dal Circolo di d'Holbach per il
mercato clandestino furono: La contagion sacre ("Il contagio
religioso", in cui si sottolinea l'azione nefasta del
cristianesimo nella storia), Lettres  Eugnie ("Lettere a
Eugenia"; in dodici lettere viene esaminato il modo con cui i
cristiani interpretano la Bibbia), Examen critique de la vie et
des ouvrages de saint-Paul ("Esame critico della vita e delle
opere di san Paolo"), Tableau des Saints ("Elenco dei Santi"),
Esprit du Judasme ("Lo spirito del giudaismo").

G. Zappitello, Antologia filosofica, 2. Quaderno secondo/7.
Capitolo Dodici/2. D'Holbach. Introduzione.
La "Bibbia del materialismo".

Data l'importanza particolare che nella produzione di d'Holbach
ebbe il Sistema della natura (o le leggi del mondo fisico e del
mondo morale), definito "la Bibbia del materialismo", che
influenzer uomini come Foscolo e Leopardi e anche per le sue
conseguenze sulla Rivoluzione Francese, esaminiamo quest'opera in
maniera pi approfondita. Uscita nel 1770, essa ebbe subito un
grande successo e nello stesso anno fu condannata al rogo dal
Parlamento di Parigi e messa all'Indice dalla Chiesa cattolica.
Con quest'opera d'Holbach si propose di dimostrare che non solo il
cristianesimo, ma tutte le religioni erano da condannare e al loro
posto egli presentava una nuova, sistematica e coerente visione
dell'uomo e del mondo, fondata sull'ateismo e sul materialismo.
Dopo aver ribadito pi volte che la religione  la causa di tutti
i mali e che tutte le religioni sono da condannare, egli presenta
la sua alternativa. La proposta del filosofo  il ritorno alla
natura, intesa non come una materia inerte, ma come espressione di
un grande dinamismo e potenzialit, le cui caratteristiche
principali sono la causalit e l'eternit. Nella natura tutto
avviene da sempre necessariamente, tutto  un'interminabile
concatenazione di cause. Di essa vi sono ancora tante cose che non
sappiamo, afferma d'Holbach, ma egli  convinto che la scienza
sapr chiarire ogni mistero.
La natura  il limite invalicabile dell'uomo e la via della
sapienza sta proprio nell'accettare di essere solo un suo
prodotto. L'idea che l'essere umano ha coltivato per tanti secoli
di essere il re della natura  una delle cause dei mali
dell'umanit, perch di qui sono venuti i concetti di
spiritualit, immortalit, immaterialismo; l'uomo si  sdoppiato
in anima e corpo e la natura  stata disprezzata. Siccome la
ragione e la fisica sono destinate a distruggere la teologia (la
conoscenza della natura uccide gli Dei), l'uomo imparer ad
accettare di essere un prodotto della natura con tutti i limiti ad
essa collegati, a cominciare dal fatto della morte. Tutto 
naturale e tutto deve essere accettato naturalmente.
L'idea della libert  di derivazione teologica. Essa  un assurdo
perch l'uomo dovrebbe essere fuori dalla natura per essere libero
dalle sue leggi. Ora la volont dell'uomo  totalmente
condizionata e le azioni dell'uomo non sono mai libere. La
differenza fra un uomo ed un animale viene cos a sparire: Non
c' altra differenza fra un uomo ed una bestia che quella dovuta
alla diversit della loro organizzazione, o meglio, come egli
chiarisce, alla diversit dei loro organi specifici, in
particolare il cervello e alla struttura del corpo. Gli uomini,
come gli animali, non sono che macchine. Anche i grandi geni
dell'umanit sono programmati per produrre quel determinato
capolavoro: Un uomo di genio produce un'opera eccellente come un
albero di una buona specie, posto in un buon terreno, coltivato
con cura, produce frutti eccellenti (D'Holbach, Sistema della
natura, UTET, Torino, 1978, pagina 486-487, nota k).
L'uomo  malvagio ed infelice non per natura, ma per colpa della
societ in cui vive, perch corrotto fin dalla nascita dalla
religione e dalla politica. Una societ corrotta non pu che
produrre sudditi corrotti, un sistema politico opprimente non pu
che produrre uomini vili, falsi, senza onore. Cambiando il sistema
politico e quello educativo si avr un uomo nuovo, liberato,
finalmente felice. Bisogna che tutto ci che porta l'uomo
all'infelicit sia distrutto in modo che sulle macerie del passato
si possa costruire un radioso futuro. L'ostacolo da abbattere 
sintetizzabile nel binomio corte-curia (trono-altare, preti-
tiranni), che detiene il potere e costringe la maggior parte della
popolazione all'indigenza e alla miseria. Come la societ ingiusta
 causa di corruzione cos essa ha preparato uno spietato sistema
giudiziario per reprimere un fenomeno che essa stessa
necessariamente produce. Invece della natura che vuole gli uomini
tutti uguali, si sono imposte le differenze sociali, l'oppressione
e i soprusi dei pochi sui molti.
Da queste premesse d'Holbach trae la conclusione che l'uomo ha un
grande compito da svolgere, cambiare alla radice le strutture
politiche e i rapporti sociali. A tale scopo egli ha due armi, la
ragione e la scienza. Essi sono i due grandi nemici della
religione, che portano l'indagine critica dove prima trionfava il
principio d'autorit, portano la luce dove prima c'erano le
tenebre.
Questo processo di liberazione presuppone il rifiuto totale di
ogni tipo di religione. Poi  fondamentale mettere in atto un
appropriato sistema educativo per insegnare a tutti gli uomini il
messaggio della natura, secondo la quale essi sono uguali e quindi
nessun sistema politico pu essere accettato che non sia la
democrazia. Dal ritorno alla natura deriver la felicit per tutti
gli uomini, ma anche l'onest e la virt.
Verso la fine dell'opera  il tono si eleva, diventa pi enfatico,
pi appassionato, la stessa natura si arricchisce di nuovi
connotati, si spiritualizza e alcuni critici ritengono che sia
intervenuto direttamente Diderot nella stesura. La convinzione che
l'ateismo, cio il rifiuto della religione ed il ritorno alla
natura, sia veramente in grado di offrire agli uomini una grande
possibilit di realizzare il loro massimo desiderio, cio un mondo
di giustizia e di felicit, diventa certezza. Il filosofo ateo,
chiamato anche "l'apostolo della natura",  presentato come
"l'amico degli uomini" ed ha una missione straordinaria da
compiere: propagandare la nuova filosofia, il materialismo, per
cambiare la societ e realizzare il bene. Consapevole di essere
ancora parte di un piccolo numero, d'Holbach (o Diderot) incita i
compagni a non scoraggiarsi e a trovare la forza di lottare nella
grandezza della causa e nella convinzione che il tempo sia dalla
loro parte. Nell'ultimo capitolo del libro, che porta il titolo
Compendio del codice della natura, la natura  immaginata parlare
direttamente al lettore per presentargli il suo messaggio come una
nuova dottrina di salvezza e per invitarlo ad abbattere i templi e
gli altari per innalzare alla pace, alla ragione, alla virt un
monumento duraturo. Al filosofo materialista viene assegnato il
seguente compito: L'apostolo della natura sa che la felicit del
genere umano esige che si distrugga da cima a fondo l'edificio
tenebroso e vacillante della superstizione per innalzare alla
natura, alla pace e alla virt il tempio che loro conviene.
L'opera termina invitando il partito filosofico a compiere una
rivoluzione.
Pochi mesi dopo la morte di d'Holbach uno dei suoi collaboratori,
F. M. Grimm ne ricordava la grandezza d'animo, la vastit della
cultura, la modestia. Della dottrina contenuta nel Sistema della
natura Grimm ricorda che il filosofo se ne era fatto l'apostolo
con una tale purezza d'intenzioni, una tale abnegazione di se
stesso da onorare agli occhi della fede gli apostoli della pi
santa di tutte le religioni. A proposito della personalit di
d'Holbach, il Grimm scriveva ancora Non riusciva ad odiare
nessuno e tuttavia non era senza sforzo che dissimulava il suo
orrore naturale per i preti, per tutti i fautori del dispotismo e
della superstizione; parlando di essi la sua dolcezza cedeva suo
malgrado all'irritazione, la sua bonomia diventava spesso amara e
provocante. E concludeva Uno dei tratti pi degni di stima del
carattere di d'Holbach era la disposizione a fare il bene (Da
Estratto della corrispondenza di Grimm, in D'Holbach, Sistema
della natura, UTET, Torino, 1978, pagine 80-83).
Concludiamo con le parole di Ernst Cassirer, che molto
opportunamente osserva: I pi validi impulsi del pensiero
illuminista e la sua potenza spirituale non sono fondati sul
distacco dalla fede, ma sul nuovo ideale di fede che esso stesso
stabilisce e sulla nuova forma di religione che esso impersona
(E. Cassirer, La filosofia dell'illuminismo, La Nuova Italia,
Firenze 1974, pagina 193;  pagina 281).


G. Zappitello, Antologia filosofica, 2. Quaderno secondo/7.
Capitolo Dodici/2. D'Holbach. Introduzione.
Il dibattito fra i deisti e i materialisti.

Hume fu invitato a pi riprese al Circolo di d'Holbach come ospite
per assistere alle discussioni che vi si tenevano. E naturalmente
si parlava soprattutto di religione. I presenti chiedevano al
filosofo inglese informazioni sulla situazione in Inghilterra ed
egli rispondeva che fra le persone colte il cristianesimo trovava
molti critici e si stava diffondendo sempre di pi il deismo. Per
quanto riguardava l'ateismo, esso era un fenomeno pressoch
sconosciuto. In un'occasione Hume arriv ad affermare di non aver
mai incontrato un vero ateo. A questo punto d'Holbach richiam
l'attenzione dell'ospite sul fatto che pi della met dei presenti
erano atei dichiarati e convinti.
Negli incontri che ebbero luogo in seguito, d'Holbach cerc di
convincere Hume di quanto una societ di atei sarebbe stata
migliore di quella del loro tempo, ma Hume non ritenne di poter
accettare questa tesi. L'incontro comunque fu fruttuoso perch
d'Holbach e i suoi collaboratori usufruirono abbondantemente degli
studi di Hume sulla religione. Per esempio essi fecero tesoro
dell'osservazione fatta dal filosofo inglese che le prove a
posteriori sull'esistenza di Dio tendono a rendere Dio simile alla
natura o all'uomo (osservazione presente nei Dialoghi sulla
religione naturale, pubblicata postuma nel 1779, ma elaborata gi
nei primi anni Cinquanta). Ancora di pi essi usufruirono degli
studi di Hume sull'origine della religione. Secondo il filosofo
inglese essa non ha un'origine naturale, bens storica. La prima
forma di religione era stata il politeismo, tipica religione
popolare. Dal politeismo poi era nato il monoteismo, superiore
intellettualmente, ma portatore di aspetti notevolmente negativi
come l'intolleranza verso le altre fedi religiose. Infine il
Circolo di d'Holbach apprezzava molto la convinzione del filosofo
inglese che il cattolicesimo costituisse l'espressione massima del
fanatismo (confronta l'opera di Hume Storia naturale della
religione).
L'incontro fra Hume ed il Circolo di d'Holbach rappresenta un
momento importante del continuo confronto fra deisti e
materialisti all'interno del partito filosofico. I due gruppi,
piuttosto uniti e compatti nella critica al cristianesimo, si
rendevano per anche conto di quanto fosse profonda la differenza
fra una scelta deista ed una materialista. Il modo in cui si
svilupp il confronto fra le due posizioni risulta ancor oggi
molto interessante.
Voltaire  si consider il portavoce della posizione deista. Egli
era convinto che, bench il problema fosse di per s
particolarmente complesso e qualsiasi soluzione rimanesse entro un
margine d'incertezza, non si potesse negare che la fisica di
Newton fosse perfettamente razionale e dimostrasse in modo
convincente che esisteva nel mondo una Mente ordinatrice. Voltaire
quindi proponeva come scelta pi conforme alla ragione il deismo,
di cui diede una bella definizione nel suo Dizionario filosofico:
C' un solo Dio e bisogna essere giusti. Ecco dunque la religione
universale stabilita in tutti i tempi e presso tutti gli uomini
(voce Resurrezione).
Siccome poi per gli illuministi valeva il principio supremo il
bene della societ  la sola misura del bene e del male morale
(Voltaire, Trattato di metafisica), dal quale derivava la condanna
del cristianesimo giudicato socialmente nefasto, Voltaire poneva
l'annosa questione se fosse possibile una societ di atei e che
tipo di societ essa avrebbe potuta essere, concludendo che, non
avendo gli atei dentro di s una forza sufficiente per resistere
al male, l'ateismo fosse da considerare socialmente pericoloso. Il
filosofo di Ferney concludeva con una delle sue tante frasi
rimaste famose: Se Dio non ci fosse bisognerebbe inventarlo.
Prendendo poi in esame in modo specifico la figura di d'Holbach,
Voltaire, dopo averne tessuto le lodi, averlo definito un uomo
onesto e impegnato nella lotta per il bene dell'umanit e dopo
aver precisato che comunque le sue idee dovevano essere tollerate,
faceva le seguenti considerazioni sulla sua dottrina:
- essa non dimostra affatto che Dio non esiste, cosa di per s
impossibile;
- il suo monismo naturalistico  ugualmente non dimostrato;
- l'affermazione che tutto  prodotto della causalit e della
necessit, e quindi non esiste la libert  assurda;
- il rifiuto della causa finale  un altro errore madornale del
monismo materialistico;
- la religione nasce dalla speranza e dal bisogno di essere
consolati, e non dalla paura;
- fra deismo e superstizione non c' un piccolo passo, ma una
grande distanza;
- i preti non sono cos malvagi come d'Holbach li dipinge se non in
rari casi, la maggior parte di essi fornisce un freno alla
malvagit umana e spinge al bene;
- se chi vuole il male degli uomini  un re ateo, chi lo ferma?.
Secondo d'Holbach invece il deismo era pur sempre una religione e
qualsiasi religione costituiva un argine troppo debole al
fanatismo: Ci sar sempre solo un passo dal teismo [deismo] alla
superstizione. Per sostenere la sua tesi egli prendeva in esame
famosi deisti dell'antichit come Abramo, Socrate e lo stesso
Cristo e osservava che dopo la loro morte le loro dottrine erano
state trasformate in superstizione dai loro discepoli. Egli
ricordava che dalla dottrina di Maometto erano nate 72 sette e che
discepolo di Socrate era stato Platone, il creatore di chimere.
Passando alla dottrina cristiana della provvidenza divina, egli
osservava che essa era considerata inaccettabile anche dai deisti,
i quali dopo aver fatto di Dio la causa prima della natura, si
affrettavano poi a metterlo da parte. In realt la fede in Dio
esprimeva per d'Holbach soprattutto il bisogno degli uomini di
credere in qualcosa, ma egli osservava che chi ha bisogno di
credere in qualcosa rischia poi di credere a tutto.
Egli concludeva che non ci sono religioni buone e cattive, ma che
la religione  falsa e basta e se se ne accetta una parte, bisogna
poi sottostare anche a tutte le assurdit della teologia.
Alla delicata questione del rapporto fra ateismo e morale
d'Holbach dedic tutto il capitolo decimo del secondo Tomo del
Sistema della natura. Egli ammette senza remore che anche l'ateo
possa essere immorale come qualsiasi altro, ma  convinto che sia
comunque meno immorale (socialmente meno pericoloso) dell'uomo
religioso perch immune dal fanatismo.
D'Holbach, seguito da Diderot, contrappone il filosofo ateo al
prete (le due posizioni pi inconciliabili possibili) e ritiene
che dal confronto il filosofo ateo ne esca molto bene perch
immune dal fanatismo e dalle conseguenze che ne derivano. Poi egli
considera un tiranno ateo e uno religioso e dopo aver ricordato
che comunque un tiranno  una disgrazia per la societ, anche in
questo caso fa emergere dal confronto la minor pericolosit del
tiranno ateo, che non far del male per motivi religiosi.
D'Holbach osserva che quando l'uomo  convinto di fare la volont
di Dio  capace di compiere il male senza rimorso. Infine l'ateo,
con la ragione, riesce a comprendere facilmente la necessit di
regole morali per la convivenza civile.
Il dibattito ebbe poi un seguito durante la Rivoluzione Francese.
E' noto che uno dei filosofi illuministi pi amati da Robespierre
era Rousseau, il quale era un uomo sensibile al fascino della
religione, capace di avvertire la sacralit nella vita e nella
natura. Di ci  un esempio la Professione di fede del vicario
savoiardo, a cui Robespierre faceva riferimento. In questo
scritto, inserito nell' Emilio, Rousseau descrive l'uomo come un
essere che cerca la verit e in questa ricerca mette la sua
passione, il suo desiderio. Per essa egli  disposto anche a
soffrire, a rinunciare alla sua tranquillit, al benessere
economico. La ricerca della verit  un cammino lungo e difficile
in fondo al quale l'uomo incontra Dio. In questo cammino chi gli
fa da guida non  una rivelazione storica specifica (come per il
cristianesimo), ma la natura.
Secondo Rousseau la ricerca fatta con l'uso della ragione porta
l'uomo a scoprire Dio come causa prima e come legislatore della
natura secondo la concezione newtoniana. Egli  anche convinto che
l'uomo non  solo corpo, n solo materia, ma che esista anche la
sua dimensione spirituale, la sua libert e la responsabilit per
le sue azioni ed infine l'immortalit dell'anima con il premio e
la punizione finali. Per quanto riguarda le religioni storiche,
esse, nonostante i loro errori, portano a Dio e quindi sono buone;
anche i Vangeli hanno il fascino profondo della verit. L'ateismo
invece non d la forza di resistere al male. Dopo aver collaborato
per un certo periodo con gli enciclopedisti, Rousseau si allontan
dal gruppo di d'Holbach e la rottura fu dovuta anche al modo
diverso d'intendere la religione e l'ateismo. .
Meno di quaranta anni dopo, durante la Rivoluzione, anzi in pieno
periodo giacobino, mentre infuriava la persecuzione religiosa, si
acuirono i contrasti fra chi spingeva in questa direzione, in
particolare il gruppo guidato da Hbert, e lo stesso Robespierre.
Simpatizzante per le idee di d'Holbach e La Mettrie, Hbert era
stato l'ideatore della festa della dea Ragione tenuta nella chiesa
di Notre-Dame (che era gi stata sconsacrata e saccheggiata) ed
era favorevole ad un'opera di violenta scristianizzazione della
societ francese. Robespierre invece non solo era disgustato dagli
eccessi della lotta alla religione, ma era anche convinto, come il
suo maestro Rousseau, che l'ateismo non fosse un fenomeno
positivo, che il popolo fosse naturalmente religioso e che questa
sua religiosit fosse un bene da valorizzare. Lo scontro, che
oltre ad essere una lotta di potere verteva anche su di una
diversa concezione del controllo dello Stato sull'economia,  si
concluse con la condanna alla ghigliottina per Hbert e alcuni
suoi sostenitori.
Eliminati gli avversari interni, Robespierre decise di compiere
una svolta, che fu resa pubblica con il discorso del 18 floreale
dell'anno secondo (7 maggio 1794), poi pubblicato con il titolo
Sui rapporti fra le idee religiose e morali e i principi
repubblicani e sulle feste nazionali. In questo discorso il
massimo esponente della rivoluzione presentava il progetto di
sostituire il cristianesimo non con l'ateismo ma con il deismo, di
cui erano presentati i due principi fondamentali: l'esistenza di
Dio (Ente Supremo) e l'immortalit dell'anima. Inoltre nel
discorso era evidente l'intento di dare al deismo i caratteri di
una religione civile e patriottica. Fu poi votato un apposito
decreto della Convenzione in cui venivano tracciate le linee di un
nuovo catechismo, in quindici articoli, di orientamento
prevalentemente morale (odio ai tiranni, punizione per i
traditori, rispetto per i deboli, difesa degli oppressi). In esso
venivano anche fissate le date delle nuove feste religiose, che
dovevano celebrare l'Ente Supremo, la Repubblica, la Giustizia, il
Pudore, la Frugalit, lo Stoicismo, l'Et virile, la Fede
coniugale e cos via. La pi importante, la Festa dell'Essere
supremo e della Natura, celebrata ai primi di giugno dello stesso
anno, ebbe come motivo primario proprio la lotta all'ateismo,
raffigurato con un fantoccio dalle sembianze mostruose, che poi fu
bruciato sul rogo durante la festa. E siccome Robespierre riteneva
che Rousseau fosse stato perseguitato da d'Holbach e dal suo
circolo per le sue idee religiose, fu deciso che le statue dei
filosofi illuministi atei, di d'Holbach, di Helvetius e di La
Mettrie, fossero rimosse dalla sede della Convenzione. Questa
nuova linea dei rivoluzionari non ebbe la possibilit di
svilupparsi pienamente perch come  noto, il 17 luglio dello
stesso anno (9 termidoro) Robespierre perse il potere e la vita.
